La Padova dei giardinetti razzisti

Il sindaco Massimo Bitonci, dopo l'esposto delle mamme al Comune, ha proibito l'ingresso al parco giochi a tutti coloro che non accompagnano un bambino. Il provvedimento, però, è volto a colpire i migranti ospitati nella vicina caserma.

Parco giochi-3Pettorina gialla, stemma di Padova cucito sul petto e un solo compito: non fare entrare quei migranti indesiderati all’interno del parco giochi dei suoi nipoti. È il compito affidato dal sindaco della città, Massimo Bitonci, a Giuseppe Fiorillo, metalmeccanico di 62 anni in pensione, e ad altri volontari.

LA PREOCCUPAZIONE DELLE MAMME
Del resto quella caserma affollata da 400 migranti vicina ad un parco giochi e ad un asilo con 200 bambini non poteva che procurare guai. Lo sostengono le tante mamme che il Corriere della Sera ha incontrato e intervistato in un reportage sulle difficili condizioni dei profughi nella città veneta. «Finché andavano sull’altalena e giocavano a pallone, passi, in fondo non hanno niente da fare. Poi hanno cominciato a girare in bicicletta a tutta velocità con il rischio di far male a qualcuno», spiegano le donne all’inviato Aldo Cazzulo. «Poi hanno iniziato a lavarsi alla fontanella, a fare i loro bisogni dietro le piante, a bere e lasciare le bottiglie e i cartoni di vino per terra. Un giorno ne abbiamo trovato uno seduto sulla panchina che fotografava un bimbo con il cellulare e un altro che ha preso in braccio un bambino», hanno proseguito. Atteggiamenti ritenuti incivili e dannosi per la comunità. Così le mamme preoccupate hanno fatto un esposto al sindaco chiedendo provvedimenti sulla questione migranti.

IMG_6906-2IL NONNO GUARDIANO
Detto fatto. Alle 09:00, all’apertura dei cancelli del parco, oltre al custode si è presentato il nonno vigilante. A lui è stato affidato il compito di impedire ai migranti di varcare le soglie del parco giochi. «Sono qui come volontario. Cerco di rendermi utile», confessa Giuseppe Fiorillo al Corriere. «Ma sia chiaro che non sono profughi, non scappano dalla guerra. Sono africani. Non so da dove vengono di preciso, sono tutti neri. Chi li distingue?», ha concluso l’uomo. A mezzogiorno il signor Fiorillo smonta. Passano tre ore prima che il suo sostituto torni a vigilare sul parco. In quel frangente alcuni ragazzi di colore si affacciano timidamente al parco. Guardano, fanno due passi, poi tornano indietro. Sanno che ben presto un nuovo e agguerrito nonno guardiano è pronto a cacciarli o a chiamare la polizia.

NON CHIAMATELE RAZZISTE
Ma le mamme padovane non vogliono essere chiamate razziste. «Io sono straniera e non ho nessuna paura ancestrale, ma ho un figlio di cinque anni, ne aspetto un altro e voglio crescerli in sicurezza. All’asilo ci sono bambini neri, nessuno giudica nessuno per il colore della pelle, ma non è così che si organizza l’immigrazione; non ammassando centinaia di persone in centro città», ha spiegato una mamma spagnola molto preoccupata. «A me dispiace se ora non li fanno più entrare, i neri intendo. Ma non possono lasciarli così, a ciondolare tutto il giorno. Sono tanti, tutti giovani, tutti maschi, nessuno parla una parola di italiano: è normale avere paura, voler mettere una distanza tra noi e loro», spiega la signora Marta. Che poi aggiunge come sia necessario insegnare a ‘questa gente’ l’italiano e a trovarsi un lavoro. Ed è proprio in mezzo a questo timore del bianco nei confronti del nero che le mamme padovane passano la loro giornata al parco. Almeno sino alle 18:00, quando l’altro nonno guardiano se ne va e i migranti tornano ad affacciarsi sul parco. Sino alle 19:30, perché a quell’ora le porte si chiudono proprio per tutti.

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Publicato in: Educazione, Figli Argomenti: , , , , , , , Data: 23-09-2015 01:30 PM


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