Figli

Teoria del gender, pareri a confronto

di Francesca Amé
Gli psicoterapeuti Mormando e Pellai sull'insegnamento a scuola delle diverse sfere sessuali.

122401111La teoria del gender esiste o è una bufala? E perché si continua a parlare – lo ha fatto anche la scrittrice Susanna Tamaro, triestina – di un progetto per le scuole di Trieste chiamato ‘Il gioco del rispetto’?  Se all’estero, e ne è una prova il successo della giovane trans Jazz Jennings, vera star di Youtube, che ha dichiarato di aver iniziato il suo percorso di trasformazione sessuale fin dall’età di 5 anni, è sempre più precoce l’indicazione dell’orientamento sessuale nei bambini, in Italia il tema vede due schieramenti che molto si attaccano e poco si confrontano. ll nocciolo della questione è: come vanno (sessualmente) educati i bambini piccoli?

IL MONDO CATTOLICO CONTRO
Ciclicamente, nascono in Italia delle polemiche legate a pubblicazioni per l’infanzia che afferiscono in qualche modo alla spiegazione ai bambini delle diverse sfere sessuali: era capitato con «Piccolo uovo», un lavoro di Altan  e con le storie di Gus & Waldo. Alcune associazioni di genitori, legate al mondo cattolico, sono contrarie alla promozione troppo esplicita dell’educazione sessuale, in particolare a spiegare ai bambini che esistono diversi orientamenti sessuali. I più oltranzisti hanno definito i libretti predisposti dal ministero per l’educazione affettiva nelle scuole un vademecum per la ‘teoria del gender’, stigmatizzando con questa parola il rischio che affrontare questi temi (l’educazione sessuale e l’orientamento sessuale) troppo presto possa turbare lo sviluppo emotivo affettivo e sessuale del bambino stesso.

IL PROGETTO DI TRIESTE
Di fatto, scientificamente parlando, la teoria del gender non esiste, esistono – questo sì – approcci diversi alla questione. Ed è qui che si inserisce la recente polemica sul progetto svolto a Trieste: si chiama Il gioco del rispetto. Ideato dal Comune di Trieste per 45 classi delle scuole dell’infanzia, è un progetto teso a verificare le conoscenze e le credenze di bambini e bambine su cosa significhi essere maschi o femmine.  Ha suscitato parecchie polemiche, ma anche molti apprezzamenti perché propone modelli maschili e femminili fuori dagli stereotipi di genere (ad esempio ci sono immagini in cui il papà è ritratto con il grembiule o mentre stira).
Letteradonna.it ha chiesto a due noti psicoterapeuti un parere su tutta la questione.

Federica Mormando.

Federica Mormando.

Federica Mormando, psichiatra e psicoterapeuta, è contraria a parlare di orientamento sessuale ai bambini dell’asilo e delle elementari: «È giusto rispondere alle domande che fanno i bambini, ma ritengo che l’educazione sessuale sia parte della formazione globale. La sessualità è espressione dell’intera personalità e bisognerebbe parlare della formazione al rispetto, ai sentimenti, alla dimostrazione continua e senza eccezioni delle pari opportunità a bambini e bambine, e alla valorizzazione in particolare della donna nella storia e nel presente, compresa la stima della maestra. Quanto all’educazione sessuale, secondo me dovrebbe essere principalmente sanitaria».
DOMANDA: Vale a dire?
RISPOSTA: Nella scuola primaria, nell’ambito della genetica si dovrebbe insegnare che i cromosomi XX e XY determinano il sesso, la qual cosa non significa caratteristiche di temperamento o di intelligenza, che sono diverse da persona a persona, ma significa caratteristiche sessuali diverse: i bambini le conoscono già perfettamente, ma nulla vieta di descriverle.
D: In che modo?
R: Certo non secondo la proposta triestina, e neppure citando come con i pinguini di Altan famiglie di ogni tipo, omosex, bisex o altro. Non bisogna confondere le idee su maschio e femmina. Cosa diversa dalla scelta del partner: ognuno, oggi, può scegliere il partner che vuole.
D: Come parlare di sessualità e identità sessuale ai bambini?
R: Se si vuole spiegare la differenza fra maschio e femmina, anche per quanto riguarda la fecondazione, basta uno dei tanti libri con le figure delle ovaie e degli apparati genitali, non le figure dei rapporti sessuali, che purtroppo si trovano su internet e che i bambini copiano. Insisterei maggiormente su concetti quali il rispetto reciproco, la sintonia di coppia, i sentimenti, argomenti spesso lasciati da parte.

Alberto Pellai.

Alberto Pellai.

Diverso il parere di Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta e autore, per il Centro Studi Erickson, di diversi volumi di educazione sessuali rivoli all’infanzia e all’adolescenza: «L’educazione affettivo-sessuale serve nelle scuole fin da subito e questo non significa indurre o direzionare in qualche modo la sessualità nei bambini. È necessario sostenere interventi e sollecitazioni affinché i nostri figli possano entrare nella loro identità di genere liberi da stereotipi ancora molto presenti nella quotidianità».
DOMANDA: Che cosa risponde a chi ritiene che parlare di orientamento sessuale ai bambini, dunque spiegare che cosa sia l’omosessualità, la bisessualità e il transgender, sia troppo presto e dannoso?
RISPOSTA: Su un punto vorrei essere chiaro: l’omosessualità non può essere né promossa né indotta. A scuola non si va per diventare maschi e femmine: a scuola si possono apprendere dei modelli maschili e femminili e compito della scuola è promuovere un pensiero avulso da ideologie, appiattimenti e discriminazioni.
D: Dunque, come impostare l’educazione sessuale per bambini anche piccoli?
R: Un bambino di 5 anni già sa, intuisce, il tema: leggere un libro che spiega in maniera chiara e scientificamente corretta come siamo fatti, chiamando le cose con il loro nome, non è di certo un’esperienza scioccante per i bambini. È scorretto decidere di non parlare a priori di qualcosa: ai bambini passa il messaggio che l’argomento è tabù e difficilmente si confideranno con gli adulti di riferimento, i genitori e le mastre, come è invece auspicabile.

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Publicato in: Figli, Scuola Argomenti: , , , , , , Data: 18-03-2015 11:30 AM


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