L'allarme

«La dieta di mamma mi fa male»

di Valentina Cameli
L'ossessione per la linea condiziona le figlie che rischiano anoressia e bulimia. Parla la psicologa.

Una ragazza che soffre di disturbi alimentari non sorprende più. È una triste realtà quella che caratterizza una società come la nostra sempre più dominata dal mito del corpo perfetto. Modelle filiformi, star del cinema e della musica in forma impeccabile, showgirl dalla linea invidiabile sono solo alcuni degli esempi negativi per l’autostima delle adolescenti alle prese con la propria fisicità. Ma non sono gli unici. Spesso, infatti, all’origine dell’adozione di cattive abitudini alimentari ci può essere una mamma particolarmente attenta alla linea o perennemente a dieta. Un’attitudine, quest’ultima, piuttosto diffusa tra le donne che soprattutto con il passare degli anni prestano più attenzione all’alimentazione e cercano in ogni modo di mantenersi in forma fino ad arrivare a delle vere e proprie sfide con la bilancia.

LE FIGLIE RISCHIANO ANORESSIA E BULIMIA
Una mamma è mediamente sempre a dieta e proprio per questo si tende a volte a sottovalutare l’influenza che questo comportamento può avere su delle figlie, soprattutto quelle più insicure. Sullo sfondo di molti casi di anoressia e bulimia c’è una problematica relazione mamma-figlia. Sempre più studi hanno dimostrato inoltre che numerose teenagers con disturbi alimentari sono state influenzate dal rapporto con il cibo della madre stessa. Un meccanismo estremamente complesso, insomma, i cui danni non vanno sottovalutati.

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ACCETTARE I DIFETTI
«La madre è il primo esempio per sua figlia e l’atteggiamento che ha rispetto ai diversi ambiti della vita condizionerà il modo di vedere il mondo della giovane stessa», ha spiegato la Dottoressa Francesca Belgiojoso, psicoterapeuta dell’adolescenza dello Studio ArteCrescita di Milano. «Ciò vale dunque anche per quanto riguarda l’approccio all’alimentazione e alla propria immagine corporea. Una mamma che non accetta i propri difetti o è troppo attenta alla forma fisica trasmetterà il giudizio ad una figlia che potrà iniziare a manifestare insoddisfazione per le imperfezioni del proprio corpo. Un corpo che nella fase dell’adolescenza è già di per sé difficile da gestire ed imperfetto per i suoi quotidiani cambiamenti ed aggiustamenti. Nel cibo si traduce la relazione con la madre, l’alimentazione diventa simbolo e sinonimo della relazione madre-figlia».

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CIBO SIMBOLO DI DISAGIO
Secondo la Dottoressa Belgiojoso il rapporto con il cibo può diventare patologico quando la madre vive la figlia come sua estensione e come soddisfazione delle sue necessità senza riconoscerne le differenze e le peculiarità. «Durante l’adolescenza la giovane, nel tentativo di separarsi dalla madre ed individuarsi come persona, potrà sviluppare una posizione oppositiva nei suoi confronti, distanziandosi da lei e negando il bisogno del suo amore», spiega. «Un argomento difficile da affrontare a parole, sono emozioni troppo complesse per essere riconosciute ed elaborate. Per questo l’adolescente trasforma il disagio in altro, in qualcosa che possa più facilmente controllare: usa il cibo che diviene quindi un sostituto, un simbolo di lei».

UNA RICHIESTA D’ATTENZIONE
I disturbi alimentari sono dunque una manifestazione simbolica attraverso la quale la figlia riesce ad esprimere un disagio che coinvolge l’intera famiglia, spesso creato dallo squilibrio tra le aspettative materne e la realtà che la figlia percepisce. «Nell’anoressia il cibo viene rifiutato e al corpo non viene permesso di crescere, la figlia ritorna ad essere bambina nell’attenzione e nella cura che richiede», specifica la psicoterapeuta. «Nella bulimia il cibo, che anche qui rappresenta l’amore della madre, viene invece assunto in abbondanza per poi essere vomitato in un tentativo di liberazione».

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IL GIUDIZIO PUÒ CONDIZIONARE
Non bisogna dimenticare, poi, il fattore giudizio. Ogni figlia non è mai esente da quello della propria mamma con conseguenze tutt’altro che trascurabili sulla propria autostima. «Se la madre la vede grassa è difficile che lei non si veda tale», sintetizza Belgiojoso, «Un corpo adolescente è di per sé difficile da gestire in quanto nuovo e in continua trasformazione, imperfetto e spesso portatore di messaggi interiori che la preadolescente non sa ancora decifrare.  Lo sguardo esterno aiuta a conoscersi e fa sì che ci si affidi al giudizio degli altri.

ATTENZIONE ANCHE ALLE FRASI DETTE CON LEGGEREZZA
Se una mamma critica l’atteggiamento alimentare della figlia – con frasi del tipo “mangi troppo” o “stai ingrassando” – è facile che questo la condizioni. Potrebbe portarla mangiare di nascosto oppure a non sentirsi accettata. Anche una frase detta con leggerezza può avere per la figlia un forte peso ed essere vissuta come critica portando a sensi di inadeguatezza e non accettazione». Infine qualche consiglio della psicoterapeuta per tutte quelle mamme – a dieta e non – preoccupate che le proprie figlie possano soffrire un giorno di anoressia o bulimia.

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1. L’importanza della comunicazione. È essenziale trasmettere a una figlia messaggi improntati ad un sano rapporto con il cibo. Tenendo conto che viviamo in una società dove l’aspetto fisico e la cura del proprio corpo sono importanti, è fondamentale focalizzarsi sulla salute e sullo stare bene con se stessi e nel proprio corpo. È importante trasformare l’impeccabile in un modello invece raggiungibile, realistico, basato anche sulla consapevolezza e sull’accettazione dei propri difetti.

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2. Evitate i giudizi estetici. Sentirsi definire grassa o troppo magra può ferire profondamente. Una madre dovrebbe pertanto soffermarsi sul funzionamento del corpo stesso: parlare di come funziona può essere di aiuto, così come focalizzarsi sulla salute e l’energia e sul fisico come strumento per il benessere.

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3. Puntare sull’educazione alimentare. Anziché portare avanti una dieta ferrea, che magari coinvolge l’intera famiglia, è importante che una mamma punti su una vera e propria educazione al cibo. In casa si possono infatti prediligere alimenti sani sottolineandone proprio questo aspetto rispetto all’accezione dietetica. Sostenere una cucina che insegni a riconoscere il cibo buono e sano anziché dividere il cibo in grasso e magro, porterà ad una visione dell’alimentazione come strumento di benessere. A ciò può essere affiancata un’educazione all’attività fisica come piacere e non come mero strumento per bruciare calorie.

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4. L’importanza di un supporto psicologico. Nel caso di sospetto di disturbo di comportamento alimentare in una figlia dimagrita troppo o eccessivamente attenta alla forma fisica, è di rivolgersi ad un esperto, psicoterapeuta dell’adolescenza, che possa aiutare i genitori a riconoscere, decodificare ed affrontare un eventuale disagio della figlia. Spesso agli adolescenti mancano le parole per tradurre le loro forti emozioni. Per questo usano il proprio corpo. Lo psicologo offre strumenti per riconoscere precocemente i segnali del malessere e per gestire una comunicazione genitori-figli ormai molto difficile.

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Publicato in: Figli Argomenti: , , , , , , Data: 23-02-2015 09:00 AM


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