L'analisi

Poveri baby talent

di Valentina Cameli
Dallo Zecchino d'oro a Masterchef, i fenomeni sono garanzia di ascolti. Ma il prezzo è alto.
Una delle protagoniste delle scorse dello show di RaiUno Ti lascio una canzone sul palco con Marco Mengoni.

Una delle protagoniste dello show di RaiUno Ti lascio una canzone sul palco con Marco Mengoni.

Ti lascio una canzone, Io canto, ma anche Junior Masterchef Italia. La moda dei baby talent show è ormai radicata anche in Italia. All’estero esistono addirittura delle versione per bambini di The voice che potrebbe arrivare anche sulle reti italiane. D’altronde i bambini talentuosi fanno ascolti, spesso record. E non importa se arrivano critiche e polemiche da parte dell’Osservatorio per i minori e del Moige (Movimento Italiano Genitori). Che accusa Rai, Mediaset e Sky di violare il Codice di autoregolamentazione Tv e Minori che vieta di «utilizzare i minori in grottesche imitazione degli adulti» e contenuti inadatti all’età dei giovani protagonisti.
L’ISOLA FELICE DELLO ZECCHINO D’ORO
Una battaglia che non coinvolge però il papà di tutti i talent in miniatura: Lo zecchino d’oro in onda su RaiUno dal 25 al 29 novembre. Perchè allo Zecchino i bambini fanno i bambini e cantano canzoni adatte alla loro età. Che parlano di coccodrilli, tagliatelle, palloni. Anche se gli ascolti non sono così esaltanti.
BAMBINI CHE INTRATTENGONO GLI ADULTI
Insomma la direzione è quella di sacrificare i più piccoli al dio Auditel. Per intrattenere non i loro coetanei, ma gli adulti come ha spiegato a Letteradonna.it la Dottoressa Francesca Belgiojoso, psicoterapeuta dell’adolescenza dello Studio ArteCrescita di Milano: «Fanno spettacolo le voci da grandi dei bambini che interpretano testi non della loro età, che spesso neppure possono comprendere. Ed è proprio così che l’adulto si emoziona, si diverte o inorridisce».

DOMANDA: E l’Auditel sale. Ma a che prezzo?
RISPOSTA: Sì. Ovunque, dalla pubblicità all’abbigliamento, vi è una progressiva adultizzazione della rappresentazione del bambino. Forse ciò che fa audience è proprio quell’effetto straniante di vedere nel bambino inaspettate caratteristiche dell’adulto.
D: La vita da star tra copioni, trucco e frenesia generale è stressante per i più piccoli?
R: Sicuramente molto. Nonostante le produzioni si impegnino sempre a  creare un clima sereno, fatto di gioco e amicizia anche dietro le quinte, a tenere tempi di registrazione più dilatati, e a far stare la famiglia vicina, l’esperienza rimane altamente stancante, certo non meno delle gare sportive a livello agonistico.
D: Quanto conta il carattere in questi casi?
R: Alcuni bambini sanno reagire meglio di altri a situazioni di stress e competizione. Infatti personalità e temperamento sono caratteristiche che vengono tenute in considerazione durante le selezioni al pari del talento stesso.
D: E i bambini che guardano da casa? Non rischiano di sentirsi meno in gamba rispetto ai coetanei che spopolano in tivù?
R: Spesso i bambini talentuosi hanno una memoria eccellente, rapide capacità di problem solving, ottime abilità di apprendimento affiancate ad un vocabolario adulto e ad una tendenza al perfezionismo che molti bambini a casa non hanno. Questo aspetto è sicuramente un’importante fonte di apprendimento per i piccoli spettatori  che devono  capire come siamo tutti diversi, come ognuno ha differenti abilità.
D: Insomma diventano un esempio positivo.
R: Anche perchè dietro a quelle canzoni perfettamente intonate ci sono ore e ore di esercizio tenacia e impegno. Andrebbero apprezzati e riconosciuti nella straordinarietà del loro talento, senza che nascano eccessive frustrazioni.
D: Ma non sempre un bambino davanti alla tivù ci può arrivare.
R:  Per questo è importante la presenza dei genitori che devono aiutare i figli ad elaborare e a capire ciò che guardano, indipendentemente dai talent show. Nel caso dei baby protagonisti in Tv occorre che l’adulto sottolinei ancora di più l’obiettivo primario del programma: fare spettacolo.
D: E i genitori dei talenti che vediamo in televisione? È azzardato parlare di una loro voglia di rivalsa tramite l’esposizione e la popolarità del proprio figlio?
R: Può succedere di proiettare un desiderio di successo sul proprio figlio e spingerlo in quella direzione.  Alcuni bambini vengono pertanto cresciuti a suon di lezioni di ballo, di canto o di sci e appena pronti vengono mandati alla ribalta per portar a casa un premio per i genitori.
D: E il bambino come reagisce?
R: Appena riconosce tutti gli sforzi fatti come risposta al desiderio del padre o della madre e non ad un proprio desiderio, stimolo o ambizione, c’è un abbandono. Questo avviene solitamente con l’avanzare dell’adolescenza e spesso si arriva anche ad incrinare il rapporto con il genitore tanto pressante. Altre volte invece la situazione non permette una via d’uscita e può portare all’insorgere di problemi di vario genere in difesa dalle invasive proiezioni genitoriali.
D: Cosa consiglierebbe a un genitore che decide di mettere il proprio bambino davanti alle telecamere?
R: Il bambino deve essere sostenuto e incoraggiato nel suo talento, ma ciò deve avvenire nel rispetto della sua età e dei suoi limiti in modo che un domani lui non debba confrontarsi con fallimenti da dover giustificare a genitori delusi. Perchè non bisogna dimenticare che, al di là dei talent show, l’aspettativa genitoriale ha una forte influenza sulla percezione che il bambino ha di sé. Percezione che rischia di peggiorare nel momento in cui il figlio capisce che tutto sommato non è poi così genio come gli avevano fatto credere.
D: E quando è il figlio a chiedere di andare sotto i riflettori?
R: Prima di tutto bisogna chiedersi il perché di questa sua richiesta. È importante distinguere le varie motivazioni: se si vuole solo diventare famosi forse il talent show non è una buona mossa, se invece l’obiettivo è l’espressione di un talento e la solidità del temperamento permette di affrontare la fatica e lo studio che vi è dietro, allora perché no, magari è la sua strada.

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