Usanze

Paese che vai, mamma che trovi

di Valentina Cameli
Dall’Africa all’Asia le usanze più strane nel crescere i bambini. C'è chi li scuote e chi li mette sottozero.
Ogni Paese ha le sue abitudini in fatto di educazione dei bambini. Alcune sono dovvareo bizzarre.

Ogni Paese ha le sue abitudini in fatto di educazione dei bambini. Alcune sono davvero bizzarre.

Ogni mamma ha le sue idee, ogni Paese le sue tradizioni. Ciò che per noi è da sempre vissuto come un grande pericolo, da qualche altra parte è un’abitudine di primaria importanza. Fasi che ci insegnano ad affrontare in un certo modo e con determinati tempi, per altri genitori avvengono con straordinaria rapidità e senza colpo ferire.
Letteradonna.it ha fatto un viaggio intorno al mondo, alla ricerca delle abitudini genitoriali più bizzarre nell’accogliere e impostare l’educazione dei bambini. E chissà che qualcuna non possa incuriosire anche le mamme più affezionate al modello genitoriale italiano iper protettivo ed estremamente attento al benessere psico fisico dei piccoli.
SCOSSONI EDUCATIVI  IN AFRICA 
Partiamo dall’Egitto, dove il settimo giorno dell’esistenza di un bebè è riconosciuta al mondo in una cerimonia di denominazione chiamata Sebooh: la mamma veste il bambino di bianco e lo scuote per aiutarlo ad abituarsi ai capricci della vita.
Poi lo adagia sul pavimento con un coltello posto lungo il petto per allontanare i cattivi spiriti, mentre gli ospiti disperdono cereali, oro e regali. Infine la madre passeggia sette volte attorno al corpo del bambino, sempre per allontanare gli spiriti del male, accompagnata da vari incantesimi recitati per il piccolo affinché egli ascolti sempre ciò che dice sua madre e le obbedisca.
Vietato fissare un neonato negli occhi in Kenya. Secondo le usanze delle tribù Kisii e Gussii il contatto visivo porta con sé una grande responsabilità, significa: «adesso sei tu che comandi», un messaggio che i genitori non vogliono veicolare ai propri figli troppo presto.
GRANDI RESPONSABILITÁ IN POLINESIA
Le responsabilità precoci non spaventano invece i genitori polinesiani che affidano i propri bebè ad altri bambini non appena questi ultimi hanno imparato a camminare e ad esprimersi. Una vera e propria investitura ben consolidata all’interno delle famiglie che sono comunque molto presenti nell’educazione dei figli.
CHIUSI IN CASA AI CARAIBI A SPASSO SOTTO ZERO AL NORD
Dopo aver partorito, le mamme domenicane rimangono chiuse in casa nove giorni insieme al nuovo nato, al riparo da luce e vento, l’esposizione ai quali è considerata pericolosa. Una precauzione che dura alcuni mesi durante i quali il piccolo che viene fatto uscire solo se strettamente necessario.
Di tutt’altro avviso le mamme scandinave convinte che l’aria gelida faccia benissimo ai polmoni dei propri bambini. E così in Svezia e Norvegia all’ora dei riposini mattutini e pomeridiani è tutto un via vai di passeggini per le strade. E se le temperature sono sotto lo zero ancora meglio, a beneficiarne è la qualità del sonno. Non di rado i piccoli addormentati vengono lasciati sull’uscio di casa o sui marciapiedi davanti a una caffetteria o a un negozio dove le mamme si ristorano o fanno acquisti.
CIUCCI E PANNOLINI VIA IN UN ATTIMO IN ASIA
Sempre in Nord Europa è consuetudine per i bambini intorno ai 3 anni appendere il proprio ciuccio a un albero una volta deciso di abbandonarlo. In cambio una fatina lascerà loro un regalino in segno di gratitudine. E se nei paesi occidentali lo spannolinamento avviene in modo molto graduale, in Vietnam, invece, è piuttosto precoce: le mamme riescono infatti ad abituare i propri bimbi al vasino già a 9 mesi.
Il tutto grazie a un suono, una sorta di fischio, che attua una comunicazione efficace tra mamma e bambino. Bisogna imparare quando il bambino ha bisogno di fare pipì, in modo che il bimbo associ il suono allo stimolo di urinare. I progressi iniziano già a tre mesi e con questo metodo i bimbi usano il vasino a nove mesi, se viene loro ricordato, fino ad arrivare alla completa autonomia a due anni.
IN MONGOLIA ALLATTAMENTO A OLTRANZA
Credono nell’allattamento ad oltranza le mamme della Mongolia dove i bimbi assumono latte materno almeno fino ai due anni. Molte però vanno ben oltre, convinte che per crescere un figlio forte e sano bisognerebbe arrivare ai sei anni.
Indipendenza è invece la parola d’ordine dei genitori giapponesi, che spingono i propri figli a muoversi nelle città autonomamente: non è raro incontrare in metropolitana bambini di sette o addirittura quattro anni che viaggiano da soli.

 

 

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