La storia

Wondy, la supermamma

di Valentina Cameli
Ha sconfitto il cancro anche con l'aiuto dei suoi figli. Francesca Del Rosso racconta la sua esperienza.
Francesca Del Rosso e la copertina di Wondy, il libro che racconta la sua esperienza.

Francesca Del Rosso e la copertina di Wondy, il libro che racconta la sua esperienza.

Ci sono libri che lasciano il segno. Che fanno pensare. Che aiutano ad apprezzare e ad amare ciò che si ha. Wondy. Ovvero come si diventa supereroi per guarire dal cancro (Rizzoli) di Francesca Del Rosso è sicuramente uno di questi. Una grande lezione di vita impartita con leggerezza e ironia commuovendo ma anche divertendo molto.
Francesca è una Wonder Woman a tutti gli effetti.
Moglie, mamma di due bambini piccoli, giornalista, scrittrice, è sempre di corsa, alla ricerca di un equilibrio perfetto tra quotidianità, esigenze familiari e progetti sempre nuovi. Nulla sembra fermarla. Fino a che, una sera d’estate, qualcosa si intromette nella sua frenetica vita: un sassolino nel seno destro scoperto per caso. Di qui l’inizio di una durissima avventura fatta di paure, sofferenza, permanenze in ospedale, chemio rossa e chemio gialla (ribattezzate sangria e crodino), nausee e anche un bel po’ di sfortuna perché il tumore ritorna.
Tra vademecum contro la nausea, cose da non dire a un paziente malato di cancro e un decalogo di cose da fare tra una chemio e l’altra, in questi mesi Wondy è diventata un esempio e un supporto per tante donne toccate dalla sua stessa sorte. Complici il suo blog su Vanity Fair, il suo sito web www.francescadelrosso.it e la sua popolare pagina Facebook.
Contagioso anche l’ hashtag solidale #wondysonoio, da lei coniato, il selfie con la copertina del libro sul volto del soggetto fotografato. Un vulcano sempre in attività, insomma, che ha tanto da dire e da insegnare come donna e anche come mamma. Ecco cosa ha raccontato a Letteradonna.it.

DOMANDA: Quanto ti ha aiutato l’essere mamma ad affrontare il tumore?
RISPOSTA: Molto. Le energie erano poche e i bambini le succhiavano tutte (mai dire a un figlio che sei stanca, ti propone subito un torneo eterno a calcetto!), eppure sono stati proprio loro, con i loro sorrisi e le loro “lagne”, che mi hanno ricordato che non potevo mollare. Se non ci fossero stati, avrei di sicuro fatto molta più fatica.
D: Quando hai scoperto il tumore hai informato i tuoi bambini di ciò che stava accadendo. Quanto ti è costata questa decisione?
R: Nulla e non c’è stato alcun confronto con mio marito, perché su questo punto sapevo che eravamo sulla stessa linea. Sempre sinceri, anche nei momenti più difficili. Con i bambini sono stata onesta, ho usato le parole che avrebbero potuto capire e ho detto che la mamma era malata, che si sarebbe curata e sarebbe guarita. Il resto è stata una comunicazione non verbale, fatta di abbracci, sorrisi ed empatia. Capivano che non stavo bene, ma vedevano che ero fiduciosa.
D: Dal libro si capisce che anche tuo marito è dovuto diventare un super eroe. In cosa ti ha più sorpreso?
R: È stato molto bravo in tutte le faccende domestiche, dal cucinare a portare i bimbi fuori. Sapevo che ce l’avrebbe fatta egregiamente, ma mi ha sorpreso quando non avevo bisogno di chiedere nulla. Capiva che era un momento no per me, vestiva i bimbi, si inventava un cinema e mi lasciava tranquilla a casa.
D: Anche tua mammaha avuto un tumore al seno. Ti sei appoggiata molto a lei durante la malattia?
R: È stata fondamentale, come sempre. È stata una mia supporter e si è dedicata molto a fare la nonna. Per tutti noi era importante non far pesare la malattia sui bimbi e in questo è stata molto utile. Il rapporto in quel periodo è diventato più stretto, ci sentivamo tutti i giorni… Ora non è più così (per fortuna!), ma il bene è sempre lo stesso.
D: Hai scoperto di avere una predisposizione genetica. Quanta paura hai per i tuoi figli?
R:
Tanta. Ma i medici mi hanno detto di non pensarci per almeno altri 15 anni. Provo a obbedire.
D: Hai mai pensato di non farcela?
R:
Tante volte. Ma non mi sono fatta prendere dal panico e ho reagito. Sono uscita, ho visto un’amica, mi sono bevuta un mojito e sono andata avanti.
D: Rabbia, sfortuna, sfida, opportunità. Quale di queste parole si addice meglio al periodo della malattia?
R:
Tutte e quattro. In questo ordine: sfortuna, rabbia, sfida e infine opportunità. Ora rifletto e mi impegno sull’ultima. Cerco di migliorare la mia vita, di concentrarmi sulle cose e gli affetti che ho, sulle mie passioni e sul bene che posso fare agli altri. Se la mia storia può aiutare la prevenzione e ad avere meno paura, allora sono una donna felice.
D: Se una mamma malata ti chiedesse tre consigli pratici per affrontare la quotidianità con i bambini cosa le diresti?
R:
Di essere sempre sorridente, fiduciosa nella guarigione e di guardarsi allo specchio con gli occhi dei suoi figli. Senza pregiudizi e strutture mentali legate alla parola cancro, scoprirà aspetti di se stessa sconosciuti e bellissimi.
D: E cosa dici a tutte le mamme in occasione della loro festa?
R:
Siete eroine allo stato puro. Facciamo il mestiere più antico e difficile del mondo. Abbiamo il diritto di festeggiare e quindi… Lasciate i bimbi a casa con il papà e fate un salto a bere e divertirvi con le vostre amiche.

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Publicato in: Figli Argomenti: , Data: 11-05-2014 09:00 AM


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