Vademecum

Scuola, come scegliere quella giusta

di Valentina Cameli
Tempo di decisioni per molte famiglie. Tra didattica tradizionale e alternativa, le tendenze del momento.
Privata, pubblica o straniera. La scelta della scuola, spesso, è complessa.

Privata, pubblica o straniera. La scelta della scuola, spesso, è complessa.

Materna, elementari, medie e superiori.  Diverse fasce d’età, un unico obiettivo: scegliere la scuola giusta. L’inizio dell’anno è per molte famiglie un momento decisivo per il futuro dei propri bambini e ragazzi. Devono infatti essere presentate le pre-iscrizioni o iscrizioni agli istituti prescelti. Una fase estremamente delicata per la maggior parte dei genitori assaliti da mille dubbi, alle prese con valutazione dei costi e liste d’attesa e soprattutto consci di trovarsi di fronte ad una scelta che determinerà il futuro dei propri figli.

UNA SCELTA COMPLESSA
Pubblica o privata, italiana o straniera, di quartiere o meno. Le opzioni sono tante, il panorama è in continua evoluzione e tutto ciò complica una decisione già di per sé molto difficile. Sono tanti i fattori che pesano nelle valutazioni dei genitori: un sistema scolastico per qualche aspetto difettoso, una società sempre più competitiva, un Paese in cui si ha spesso poca fiducia, una situazione economica incerta. A partire, incredibile a dirsi, dalla scuola materna. Secondo il comune sentire è dai 3 anni in poi che bisogna impostare il futuro scolastico dei propri bimbi. Scegliere subito il percorso di domani. E non importa se questa dovrebbe essere ancora l’età del gioco in tutto e per tutto.
Sondando i pareri dei genitori di alcune grandi delle principali città italiane LetteraDonna.it ha individuato tre tendenze principali.

ISTRUZIONE ITALIANA TRADIZIONALE
Sono tante le famiglie che confermano la propria fiducia nel sistema scolastico nostrano. Che si tratti di un istituto statale o no, religioso o meno, ciò che conta è la cultura generale che esso è in grado di offrire, la ricchezza delle materie umanistiche – dalla lettura alla storia, dall’arte alla filosofia – la richiesta di un grande impegno in termini di mole di lavoro e ore di studio. Un’impostazione di alto livello, insomma, che valorizza il patrimonio culturale di origine e impartisce ai ragazzi un metodo di apprendimento difficilmente riscontrabile all’estero.
Scuola classica italiana ancora la più scelta, insomma, anche se minata da una serie di aspetti poco trascurabili: insegnanti spesso poco motivati, strutture in difficoltà, riforme soggette a cambiamenti continui e difficili da seguire, frequenti scioperi e manifestazioni, un legame troppo radicato con il passato e per questo poco aperto alle innovazioni. Ed ecco che le famiglie guardano anche ad altro.
LE SCUOLE ALTERNATIVE
Da qualche anno abbiamo iniziato a familiarizzare con terminologie decisamente nuove: il metodo Montessori (in forte ascesa), la pedagogia di Rudolf Steiner, l’approccio di Reggio Emilia. Percorsi d’insegnamento diversi, che spesso non tengono conto dei programmi ministeriali o vengono comunque rivisitati, e che stanno riscontrando sempre più successo con un corrispondente aumento di scuole paritarie, pubbliche e private improntate a questi metodi.
Attenzione al bambino come protagonista dell’esperienza educativa, continua osservazione della sua individualità, delle sue doti innate, massima fiducia nelle sue capacità. Sono le caratteristiche comuni a queste scuole dove tra l’altro non vengono dati né voti né punizioni. Un’impostazione decisamente in controtendenza rispetto ai modelli educativi tradizionali e che proprio per questo incuriosisce e attira sempre più genitori.
GLI ISTITUTI INTERNAZIONALI E BILINGUE
Molte famiglie, infine, sono portate a propendere per una scuola internazionale per dare la possibilità di apprendere una o più lingue ai propri figli. Inglese, americana, francese, svizzera o tedesca. Nelle grandi città l’offerta è molto ampia, purtroppo però i costi sono molto elevati e gli ingressi selezionati da lunghe liste di attesa. A rendere questi istituti così popolari è il desiderio di offrire ai ragazzi una visione più aperta del mondo, un confronto con realtà culturali differenti, un approccio allo studio più pratico e la possibilità, un domani, di trasferirsi all’estero con la giusta preparazione. La scelta di questo percorso, però, porta con sé numerose incognite: questi istituti garantiranno un’istruzione di livello? I ragazzi sapranno ugualmente scrivere e parlare un italiano corretto? Cosa gli resterà della cultura d’appartenenza? Quesiti che facilmente portano ad optare per una scuola bilingue che, di base, segue il programma ministeriale italiano ma dove la lingua straniera (solitamente l’inglese) è molto più presente e insegnata da docenti madrelingua.

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Publicato in: Educazione, Figli, Scuola Argomenti: , , , , Data: 12-01-2014 09:00 AM


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