CRESCITA

La giusta misura tra elogi e rimproveri

Per porre le basi dell'autostima. Senza creare false illusioni.
Fare elogi e rimproveri mirati, mai generici.

Fare elogi e rimproveri mirati, mai generici.

Complimenti, complimenti e ancora complimenti. Perché vostro figlio ha preso un bel voto a scuola oppure ha vinto una gara sportiva. Ma siamo sicuri che tutti questi elogi siano educativi? Rafforzano l’autostima o creano false aspettative? Per quanto riguarda i rimproveri, invece, in che misura devono essere usati? La dottoressa Elena Santarelli ha fatto luce sull’argomento.
I BAMBINI VOGLIONO SENTIRSI ACCETTATI
«Ogni bambino si sa, quello che desidera di più, è essere accettato, apprezzato, stimato e amato da mamma e papà. Non solo lo desidera, ma gli serve per crescere autonomo ed equilibrato, con la giusta autostima, ma anche con la consapevolezza dei propri limiti e la capacità di accettarli per potersi migliorare». È assolutamente naturale che un genitori riversi di apprezzamenti il figlio, ma è bene non oltrepassare il limite dell’oggettività, senza esagerare.
ELOGI MIRATI E NON GENERICI
Innanzitutto, «meglio gli elogi mirati e mai troppo generici, cercando di usare i verbi piuttosto che gli aggettivi. Anziché dire solamente ‘Che bello!’ davanti a un suo disegno, meglio frasi come ‘Vedo che hai il sole molto grande e tanti alberi’. Valorizziamo poi il processo più che il risultato finale, ‘Ho visto che ti sei impegnato molto a fare questa grande costruzione’», sottolinea Santarelli. In questo modo, il piccolo percepisce che la mamma è sintonizzata con lui ed è interessata al suo percorso di crescita, a quello che fa e come lo fa.
NON CREARE FALSE ASPETTATIVE
L’autostima nasce dal fatto che l’adulto si è soffermato sullo sforzo del figlio, e gliene ha restituito il senso profondo, senza limitarsi a commenti casuali. Attenzione, invece, a non enfatizzare le prodezze. Se, ad esempio, ha disegnato bene, certo, lodiamolo, ma non diciamogli che è un piccolo artista. O un grande calciatore se segna tanti gol in una partita! Altrimenti rischia di crearsi un’aspettativa troppo elevata su di sé (basi del narcisismo) o un’ansia da prestazione legata alle nostre proiezioni.

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Publicato in: Educazione, Figli Argomenti: , Data: 01-10-2013 05:03 PM


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