DIBATTITO

Compiti per le vacanze: sì, no, perché

di Margherita Gamba
Italo Farnetani, pediatra, sostiene: «Privilegiate le attività all'aria aperta. E il contatto con gli amici».
Il periodo estivo deve rappresentare uno stacco dalla scuola.

Il periodo estivo deve rappresentare uno stacco dalla scuola.

Dopo nove mesi chini sui banchi di scuola, tra verifiche e spiegazioni, finalmente sono arrivate le attese vacanze, sinonimo di libertà, giochi e tanto divertimento. A rovinare il clima festoso, però, arrivano i compiti, per tenere la mente allenata anche durante il periodo di stop fino a settembre. Parliamo, ovviamente, di bambini e ragazzini, insomma delle classi elementari e medie; i più grandi, che frequentano le superiori, hanno invece qualche obbligo scolstico in più.
MENO COMPITI, PIÙ ATTIVITÀ ALL’ARIA APERTA
C’è chi, però, sostiene una tesi differente. Per Italo Farnetani, pediatra di Milano e autore dell’Enciclopedia del genitore, è meglio che i ragazzi e i bimbi si dedichino ad attività all’aria aperta, stiano con gli amici e diano spazio alla fantasia. L’estate, sottolinea l’esperto, deve non deve essere un periodo di stress.
ESTATE SINONIMO DI RELAX
«L’estate è un periodo di relax e tranquillità in cui il ragazzo non deve stare rinchiuso in casa a studiare, ma deve dare spazio alla sua fantasia, uscendo all’aria aperta e incontrandosi con gli amici». Una regola, quella di un’estate senza compiti, che vale anche per gli studenti più grandi che frequentano già le scuole superiori: «Per loro», precisa Farnetani, «può essere sufficiente accendere Internet e ricercare le informazioni che più interessano. Social network, forum, chat e blog sono infatti i nuovi strumenti per tenere il cervello attivo. Oggi, grazie agli smartphone, i ragazzi hanno tutte le informazioni a portata di mano. I genitori dovrebbero infatti abituare i loro figli a cercare su Internet la storia di un monumento, la vita di un personaggio che dà il nome a una via o la storia del luogo in cui si va in vacanza. Un modo attuale e divertente per attualizzare la ricerca e, ripeto, per tenere la mente allenata».
RIPOSO FINO A SETTEMBRE
Farnetani punta il dito soprattutto contro quelle mamme che chiedono espressamente ai professori di assegnare al proprio figlio un pacchetto assortito di esercizi e compiti: «I genitori sbagliano perché indirettamente chiedono i compiti estivi per avere più tempo per loro e si affrettano a farli terminare al ragazzo, subito dopo conclusa la scuola. Invece», continua il pediatra, «il periodo che va da giugno a settembre dovrebbe essere assolutamente di riposo per i ragazzi, per poi fargli riaprire i libri prima dell’inizio della scuola, per aiutare così anche l’insegnante a non dover fare il ripasso dell’anno precedente e ad avere una classe pronta per la ripartenza».
DARE SPAZIO ALL’AGGREGAZIONE E AGLI AMICI
«I compiti per le vacanze», sottolinea l’esperto, «sono uno stress anche per le alte temperature della stagione. Si accumulano quindi il nervosismo del caldo e dello studio, portando il ragazzo a non staccarsi mai dal contatto con la scuola e a diventare irascibile. L’estate», conclude il pediatra, «deve avere come obiettivo quello di aggregarsi con gli amici, liberare la fantasia e stare all’aria aperta», così da arrivare più in forma all’inizio dell’anno scolastico.

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Publicato in: Educazione, Figli, Scuola Argomenti: , , Data: 17-06-2013 12:38 PM


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