LA SCOPERTA

Sonni beati, impazza il metodo 'fate la nanna'

di Francesca Amé
Ideato dal medico Eduard Estivil. Lasciate il bimbo nel suo letto. Da solo. E non cedete subito ai richiami.
Per far dormire i bambini è molto apprezzato il metodo 'Fate la nanna'.

Per far dormire i bambini è molto apprezzato il metodo 'Fate la nanna'.

Tutti i genitori lo sanno: la nanna di un neonato può diventare un incubo. Un incubo tale che qualche tempo fa il manualetto di un medico spagnolo, Eduard Estivil, prima ciclostilato in giro nel suo Paese, poi pubblicato, e infine distribuito in mezza Europa è diventato un cult e un best seller. Titolo, inequivocabile, «Fate la Nanna».
ORGANIZZARE IL TEMPO SCIENTIFICAMENTE
Il metodo proposto? Una scientifica organizzazione del tempo dell’addormentamento e l’obbligo, da parte dei genitori del neonato urlante, di lasciarlo sempre nel suo letto, salvo farsi vedere per rassicurarlo ogni determinati minuti (Estivil redige i minuti esatti giorno dopo giorno, per 7-10 gg). Esaltato su molti forum, su altri considerato troppo duro e ‘talebano’ (anteporrebbe gli interessi dei genitori a quelli del neonato), oggi il professor Estivil forse sorriderebbe. E’ infatti appena uscita in America una ricerca che dimostra che il suo metodo è corretto, anzi, vincente.
MEGLIO CHE I BIMBI DORMANO DA SOLI
La notizia è di questi giorni e arriva dalla Temple University dove un team di psicologi ha studiato il sonno del neonato in rapporto alle risposte dei genitori ai richiami notturni e ha dedotto che nella maggior parte dei casi è meglio che i bimbi, anche quelli piccolissimi, si addormentino da soli. Ma vediamo nel dettaglio: i ricercatori hanno analizzato il riposo notturno di un nutrito gruppo di neonati e bambini (età compresa tra i sei mesi e i tre anni). Analizzando il sonno di 1.200 piccoli, si è dedotto che anche i neonati hanno delle vere e proprie fasi di sonno simili alle nostre: alternanza di sonno profondo e di sogni.
IL 66% HA UNA BUONA QUALITÀ DEL SONNO
Incrociando l’analisi del sonno dai dati empirici riferiti dai genitori dei bambini (ad esempio numero di risvegli o poppate notturne, richiami e altro), gli psicologi hanno constatato che la maggior parte dei bambini (il 66% dei casi) ha una buona qualità del sonno e, dunque, o dorme tutta la notte di fila o si sveglia una sola volta. Nel gruppo dei bimbi che si sveglia, il numero dei risvegli va scemando via via con l’età. Altro dato interessante per le mamme: i bambini con il sonno più discontinuo di solito sono maschi, esiste poi una correlazione tra il numero dei risvegli e l’esuberanza o irritabilità del bambino, anche piccolissimo. Si svegliano di più i bambini allattati al seno di quelli nutriti con latte artificiale perché necessitano di poppata ulteriore o perché abituati alle coccole in braccio. Sono emersi anche altri dati sulle possibili cause dei risvegli. Prima di tutto quello genetico: così come il temperamento e il carattere di un bambino possono essere legati a quello del genitore, anche l’attitudine al sonno e al riposto deriva dai geni.
CHI SI ADDORMENTA DA SOLO, RIPOSA MEGLIO
Infine, e questa forse è la notizia più interessante per le mamme, è emerso che i bambini abituati ad addormentarsi da soli dormono meglio e non si svegliano durante la notte perché la qualità del loro sonno è migliore. Consigli? Se i tanti risvegli notturni dei bambini anziché essere, come di solito accade, di pochi secondi con successivo auto-addormentamento, inficiano la qualità del riposo del piccolo e dei genitori, bisogna agire con metodo e rigore. Importante è acquisire uno stile abitudinario anche nella messa a letto: l’orario deve essere sempre lo stesso e anche il rituale (ad esempio bagnetto, pappa, favola, nanna). Una mezz’ora prima della messa a letto creare in casa un clima che concili il sonno del piccolo (rumori attenuati, luci soffuse, giochi tranquilli). E, non facile da farsi, applicare almeno in parte il metodo «Fate la nanna», cioè resistere alla tentazione di rispondere subito, con coccole, ciuccio, acqua o altro, al primo richiamo del bambino. Attendere qualche minuto, farsi vedere dal bambino, accarezzarlo ma lasciarlo nella culla o nel lettino, seppur rassicurandolo della presenza materna o paterna, è il modo migliore per aiutare e favorire la sua autonomia al sonno.

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Publicato in: Educazione, Figli Argomenti: Data: 14-01-2013 03:42 PM


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