EDUCAZIONE

Coviewing, la tivù va vista in famiglia

di Francesca Amé
Quanto tempo lasciare i figli davanti ai cartoni? Come evitare danni? I consigli età per età.
Per un bambino è sempre meglio guardare la televisione accanto a un adulto.

Per un bambino è sempre meglio guardare la televisione accanto a un adulto.

Cattiva maestra o dolce compagnia? Nessuna delle due, o forse tutte e due le cose insieme. La tivù è solo un mezzo. È compito dei genitori capire come sfruttarla per un corretto sviluppo psico-fisico dei figli.
NON DEVE SOSTITUIRE UN ADULTO
Ma a che età è appropriato far vedere la televisione ai propri figli? E ancora: per quanto tempo al giorno? Fiorenzo Laghi, psicologo, che ha svolto all’Università La Sapienza di Roma varie ricerche sul tema, afferma: «Il problema non è tanto l’esposizione alla tv, per quanto sia vivamente sconsigliato mettere davanti a un video un neonato al di sotto di 12 mesi. La cosa importante è quanto il mezzo televisivo possa trasformarsi in uno strumento che sostituisce la presenza di figure significative per il bambino». In sintesi, è la presenza dell’adulto (genitori, nonni, baby-sitter, tate) a fare la differenza: «L’interazione madre-bambino e la capacità di sintonizzazione affettiva da parte dell’adulto sono essenziali per un sano sviluppo: se questo contesto affettivo viene sostituito dalla tv possiamo avere effetti dannosi per la salute psichica del piccolo telespettatore. Sappiamo dagli studi sperimentali che i bambini già a 14 mesi sono in grado di imitare le azioni viste in tv e che l’imitazione è un precursore importante della successiva capacità del bambino di intuire gli stati mentali altrui, di capire che l’altro ha desideri e credenze diverse dalle proprie», spiega lo psicologo.
GENITORI ITALIANI PROMOSSI
Ciò detto, un bimbo tra i 12 e i 24 mesi non dovrebbe stare più di 15-20 minuti al giorno davanti allo schermo. La media italiana, secondo i dati ufficiali, indica per i bambini sopra i 3 anni due ore e mezza di permanenza media giornaliera davanti alla tivù: un tempo considerato dagli specialisti ancora accettabile. Promossi, dunque, i genitori italiani, anche se non vanno dimenticate alcune importanti raccomandazioni. Il tempo da dedicare al piccolo schermo deve essere limitato, per preferire attività di socializzazione e giochi di gruppo. E, soprattutto, la tivù non deve diventare la baby-sitter di casa.
CO-VISIONE MOMENTO IMPORTANTE
Quello che gli studiosi chiamano co-viewing ossia la co-visione dei programmi con il genitore è uno strumento prezioso, di cui spesso mamme e papà non sono del tutto consapevoli. «Solo l’educatore può aiutare il bambino a veicolare messaggi positivi, a decodificare quelli ambigui e soprattutto a riconoscere le insidie presenti negli spot», conclude il dottor Laghi.  Quando i bambini sono piccolissimi questa guida è indispensabile: «I bambini di 12-24 mesi hanno difficoltà a comprendere in modo accurato le informazioni trasmesse dal video: si parla di video deficit effect per descrivere, a livello psicologico, la difficoltà per bimbi così piccoli di decodificare cartoni e prodotti multimediali in genere», spiega il dottor Laghi. Grande attenzione deve essere dunque posta nei contenuti proposti, che devono essere il più possibile aderenti alle capacità interpretative dei bimbi. In generale, secondo gli esperti, sono da preferire quei programmi capaci di stimolare l’interazione reale del giovane pubblico, attraverso favole, giochi e anche la proposta di attività creative e manuali da fare a casa. A tivù spenta, naturalmente.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Publicato in: Educazione, Figli Argomenti: , Data: 27-11-2012 02:13 PM


Lascia un Commento

*