GENETICA

Fertilità della figlia, dipende dalla madre

di Alma Pantaleo
Uno studio: la riserva ovarica diminuisce più lentamente se la mamma è entrata tardi in menopausa.
La genetica gioca un ruolo importante sulla fertilità della donna.

La genetica gioca un ruolo importante sulla fertilità della donna.

Mamma a 50 anni? Il merito è tutto della nonna. A sostenerlo è un gruppo di ricercatori danesi, che in uno studio pubblicato sulla rivista Human Reproduction ha rivelato che l’età in cui una madre entra in menopausa può prefigurare il grado di fertilità della figlia. Come? Attraverso il numero di ovociti ancora a disposizione.
ORMONI E FOLLICOLI
La ricerca, coordinata dal professor Janne Bentzen del Copenhagen University Hospital e condotta su 527 donne dai 20 ai 40 anni, ha svelato che possono esserci grosse differenze tra le figlie di donne che sono entrate in menopausa prima dei 45 anni e quelle le cui madri hanno avuto l’ultima mestruazione dopo i 55. Gli autori dello studio hanno stimato il livello di fertilità in base al calcolo della riserva ovarica, che è stata, a sua volta, misurata in due modi: prendendo in considerazione i livelli di ormone antimulleriano (Amh), la proteina prodotta dalla granulosa dei follicoli ovarici che inizia a formarsi intorno alla 36esima settimana di vita fetale e continua, ininterrottamente, fino alla menopausa, e analizzando il conto dei follicoli antrali (Afc), i piccoli follicoli che si trovano all’interno delle ovaie.
IL CONTO DELLA RISERVA OVARICA
L’équipe di ricercatori ha osservato che entrambi gli indicatori davano lo stesso risultato: la riserva ovarica diminuisce più lentamente nelle donne con madri entrate tardi in menopausa. Mentre in quelle le cui madri sono entrare in menopausa precoce, normale o tardiva, i livelli medi di Amh calavano rispettivamente dell’8,6%, del 6,8% e del 4,2% all’anno, mentre l’Afc si riduceva ogni anno del 5,8%, del 4,7% e del 3,2%. Lo studio ha anche scoperto che i livelli di Amh e di Afc erano più bassi nelle donne che usavano contraccettivi orali, rispetto a coloro che non li usavano. E che l’Afc diminuiva dell’11% nelle donne le cui madri hanno fumato durante la gravidanza.
DATI PRECISI
Secondo la dottoressa Alessandra Graziottin, direttore del centro di ginecologia e sessuologia medica dell’ospedale San Raffaele Resnati di Milano, «lo studio conferma quello che sapevamo già, ma ha il pregio di fare una divisione in classi di rischio grazie al rigore metodologico. Avendo a disposizione una banca dati formidabile e di estrema affidabilità quantizza e precisa il fattore della familiarità». E spiega a LetteraDonna.it: «La genetica non è un opinione. Conosco donne con alle spalle tre o quattro generazioni di menopausa precoce e il processo, man mano, tende ad anticipare sempre di più». Altro elemento dello studio assolutamente condivisibile per la dottoressa Graziottin è «l’effetto tragico del fumo sulla precocità dell’insufficienza ovarica». Fattore di rischio altissimo che molte donne tendono a ignorare.
MA RISULTATI ANCORA DA CONFERMARE
Insomma, la ricerca danese, dà senz’altro un contributo importante agli studi sulla fertilità femminile che già in passato avevano avallato l’ipotesi che la riserva ovarica fosse influenzata da fattori ereditari. Ma solo altri studi, più a lungo termine, potranno effettivamente confermare questa teoria. Valentine Akande, portavoce della British Fertility Society, ha spiegato infatti che «esiste una variabilità immensa tra le donne. Alcune hanno più uova e altre meno per natura, ma questo non significa necessariamente avere meno figli». Della serie: donne, non fatevi scoraggiare se vostra madre è entrata presto in menopausa, non c’è ancora l’assoluta certezza che dobbiate rinunciare al sogno di diventare mamme.

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Publicato in: Figli Argomenti: , , Data: 22-11-2012 05:09 PM


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