APPRENDIMENTO

Baby signing, la lingua dei segni

di Antonella Rossi
Dagli Usa arriva un metodo per comunicare con i bambini. Quando ancora non parlano. Ed è già moda.

Il libro di Nancy Cadjan, Mamma, parla con me, Cairo Editore.

Che fossero attenti osservatori lo sapevamo già, quello che nessuno immaginava è che i neonati, già a pochi giorni di vita, memorizzano le parole. Lo rivela una ricerca condotta all’ospedale Santa Maria Misericordia di Udine e pubblicata sulla rivista americana Proceedings of the National Academy of Sciences.
UNA MEMORIA VOCALE
Lo studio è stato effettuato su 44 bambini, ai quali sono state fatte ascoltare alcune sequenze di sillabe. Quando i piccoli sentivano parole contenenti vocali già ascoltate in precedenza, si attivava la regione frontale destra del cervello, deputata all’apprendimento linguistico. Se invece le parole avevano vocali diverse, i segnali di riconoscimento erano assenti.  «Siamo geneticamente programmati per questo e ora abbiamo potuto constatare che la funzione si attiva fin dai primi giorni di vita», ha dichiarato Marina Nespor, fra gli autori della ricerca. Lo studio ha inoltre evidenziato che il cervello dei bambini ricorda più facilmente le vocali che le consonanti, a differenza di quanto avviene per gli adulti.
DIFFUSO IN AMERICA, SBARCA IN ITALIA
Il risultato della ricerca italiana arriva in un momento in cui si parla molto di comunicazione infantile e di tecniche di apprendimento. L’ultima, in ordine di arrivo, è il baby signing, metodo che utilizza il tradizionale linguaggio dei segni dei sordomuti per comunicare con i bambini che ancora non parlano. Diffuso in America da oltre vent’anni, sbarca in Italia con il libro di Nancy Cadjan Mamma parla con me, che illustra gli effetti benefici di una comunicazione che va oltre la parola. Una guida pratica suddivisa per età, dai primi mesi ai due anni, quando il linguaggio dei segni viene sostituito da quello verbale. Col baby signing, assicura la Cadjan, i bambini comincerebbero a parlare prima e con un vocabolario più ricco rispetto ai coetanei che non ne fanno uso.
UNO STRUMENTO EFFICACE

I bimbi riconoscono i segni di questa lingua provvisoria che li condurrà alla parola già intorno ai sei mesi, mentre è verso gli otto che rispondono ai segni in modo consapevole. Per iniziare si usano parole semplici legate al quotidiano, «latte», pannolino», «mamma» e «papà» le più utilizzate, per poi arricchire il vocabolario con la crescita. Una soluzione apprezzata finora da molte mamme straniere, che hanno raccontato la loro esperienza di baby signing sui tanti forum creati ad hoc, (ad esempio il canadese ww.signingtime.com). E in Italia? La moda non è ancora esplosa, forse per diffidenza o forse perché, più semplicemente, tra una mamma e il suo bebè il linguaggio è una complicità segreta, che va al di là di qualunque codificazione.

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Publicato in: Educazione, Figli, Gravidanza Argomenti: , , Data: 07-11-2012 01:24 PM


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