AL CINEMA

Brave e il conflitto con la madre

di Antonella Rossi
Nell'ultimo film Disney Pixar nelle sale, la storia di una simpatica ribelle.

Il difficile rapporto madre-figlia nel nuovo film della Disney Pixar, The Brave.

Non esistono più le principesse di una volta, è il pensiero che ricorre, a tratti, guardando Merida, la protagonista di The Brave, il nuovo film Disney Pixar, arrivato nelle sale italiane. Erede di una lunga dinastia di principesse iniziata nel 1937 con Biancaneve, Merida è una ragazza contemporanea, che scardina l’immaginario classico che vuole le principesse dolci e indifese, ma anche quello disneyano, perché lei un principe azzurro non lo cerca e non lo vuole, anzi rivendica il valore della propria indipendenza. Merida è una rossa spettinata e riccia, come la Nicole Kidman di Cuori Ribelli a cui somiglia tantissimo, un’abile arciera che partecipa a una giostra medievale per vincere la propria mano ed evitare così di sposarsi, che si strappa il vestito per prendere la mira e stare comoda, che chiama “sciocchezze”le occupazioni di una perfetta dama. È una ragazza in aperto conflitto con la madre, Elinor, elegante e impeccabile, che la vorrebbe come lei. Madre che Brave tenta di arginare e poi trasformare con l’intervento di una maga strampalata e di uno strano sortilegio…
IL CORAGGIO DI ESSERE SE STESSE
Peccato che in Italia The Brave sia stato tradotto come “ribelle”, come se il coraggio in tutte le sue declinazioni possibili fosse qualcosa di talmente raro da diventare anticonvenzionale, una qualità, perché di questo si tratta, da contrastare il più possibile. È proprio il coraggio il tema centrale del film, come hanno raccontato i registi Chapman ed Andrews. Coraggio di combattere contro qualcuno, certo, ma soprattutto coraggio di guardarsi dentro, di conoscersi e riconoscere la propria forza, le debolezze, gli errori. Non è la prima volta che il cinema propone modelli femminili anticonvenzionali. A maggio aveva riscosso applausi Katniss Everdeen, protagonista femminile (e quasi unica) di Hunger Games, un’azione fantasy ambientata in un periodo post apocalittico dominato dall’assurdo gioco del sacrificio umano. 24 giovani uomini e donne vengono sorteggiati per combattersi in un gioco al massacro, una sorta di Grande Fratello del futuro dove solo uno tornerà a casa. Katniss, eroina per scelta che si sacrifica per amore della sorella, vince ma aiuta, uccide senza godere, soffre senza sbandierarlo.
RAGAZZE DI OGGI, COMBATTENTI NELLA VITA
Piace, questo nuovo modello femminile, perché si avvicina molto di più alla realtà di quanto possano farlo fragili ragazze da salvare. Eroine senza eroi, donne contemporanee che non aspettano nessun principe, non hanno bisogno di essere salvate ma piuttosto salvano, se stesse innanzitutto, infrangono i tabù, si schierano contro i potenti, vincono. Ne abbiamo esempi continuamente. In questi giorni viene naturale pensare ad Haifaa Al Mansour che è diventata regista in un Paese, l’Arabia Saudita, dove non esistono cinema e le poche sale sono illegali. Infischiandosene delle minacce di morte, a Venezia ha presentato la sua Wadjda, storia di una ragazzina che vive nei sobborghi di Riad e ha il sogno di una bicicletta, per battere l’amico Abdullah in velocità. Un sogno normale in una parte del Mondo dove il concetto di normalità è ancora tutto da scrivere, fa riflettere Haifaa, così come pure l’italianissima Cecilia Camellini che alle Paralimpiadi di Londra ha conquistato due ori e un bronzo. Davanti alle telecamere accarezza le sue medaglie perché non le può vedere, mentre racconta della vita normale che fa, amiche, fidanzato, sport. Difficile avere nostalgia delle protagoniste di una volta, sono queste le principesse vere di una vita vera, lieto fine compreso.

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Publicato in: Adolescenza, Educazione, Figli Argomenti: Data: 10-09-2012 12:29 PM


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